“VAI DALLO PSICOLOGO? NON HAI PAURA CHE TI CAMBI?”: PARLIAMONE!

Bio-Shake, realtà tutta al femminile che si occupa di innovazione, benessere, società e moda sostenibile, questa settimana ospita il mio approfondimento nella sezione Shake-Out!

Spesso non è chiaro quale sia il vero lavoro dello psicologo. Si pensa che possa influenzare le persone che chiedono aiuto e che abbia l’obiettivo di convincerle a cambiare aspetti di sé, il carattere e la personalità. Ma è davvero così?

Quando si lavora in ambito psicologico si ricevono numerose domande che possono sorprendere e, il più delle volte, far riflettere. “Quindi ora mi stai psicanalizzando?”, “adesso dovrei stare attento a quello che ti dirò?”, “non ti porti a casa i problemi degli altri?” e così via.
Questi e altri quesiti sono legittimi, in quanto la figura dello psicologo non è sempre compresa nelle sue sfaccettature professionali. Le diverse rappresentazioni di film e mass media, unite alle competenze sulla comprensione della sfera emotiva e dei processi di pensiero, rendono questa professione affascinante ma, alle volte, poco chiara.

Poco chiaro è anche ciò che si fa nello studio di un professionista. Per questo vorrei riflettere su una delle domande che mi è capitato di ascoltare e che ha suscitato in me diversi pensieri sul lavoro che faccio e che amo: “vai dallo psicologo? Non hai paura che ti cambi?”.

– tratto da “VAI DALLO PSICOLOGO? NON HAI PAURA CHE TI CAMBI?”: PARLIAMONE! – Laura Romagnoni per Bio-Shake

Ecco il link all’articolo completo: https://www.bioshakeblog.com/2019/11/28/vai-dallo-psicologo-non-hai-paura-che-ti-cambi-parliamone/

I traumi dei genitori possono avere un impatto sui figli?

Sul sito di Progetto DUOS, équipe che lavora sul territorio di Monza e Brianza, potete trovare il mio nuovo articolo di approfondimento.

Come la funzione genitoriale può essere influenzata dal passato? Quale effetto possono avere i traumi sulla relazione con i propri figli? Quale impatto possono avere queste esperienze sui bambini?

Siamo abituati a pensare che i traumi abbiano un impatto esclusivamente su chi li sperimenta, sul loro benessere e sulla loro sfera emotiva, senza che questo abbia un impatto sui ruoli che ogni giorno ricopriamo nella nostra vita. (Per un approfondimento sul tema del trauma https://progettoduos.com/2017/12/06/un-passato-che-ritorna-il-trauma-e-il-suo-trattamento/)

Proprio a causa dell’influenza che queste esperienze particolarmente stressanti e spiacevoli esercitano su diversi aspetti del nostro funzionamento, diversi autori hanno approfondito l’impatto dei traumi su una funzione importante e delicata, quella genitoriale. 

Cosa si intende con funzione genitoriale? 

Possiamo definirla come una serie di comportamenti orientati all’accudimento fisico e psicologico del bambino, fondati sull’importante investimento emotivo nella relazione con lui, che rende il genitore in grado di rispondere ai suoi bisogni in base alla fase dello sviluppo in cui si trova. 

Essere genitore riguarda quindi non solo la cura in senso pratico del proprio bambino, ma implica un accudimento emotivo e psicologico, che andrà a porre le basi per il suo benessere e il suo equilibrio futuro. Alla luce di questa importante funzione psicologica svolta dal genitore, è possibile comprendere quanto le esperienze emotivamente stressanti e traumatiche giochino un ruolo nelle modalità di cura nei confronti del proprio figlio. 

In che modo un’esperienza traumatica può influenzare la funzione genitoriale?

Nel momento in cui si è esposti ad un evento traumatico si ha la sensazione di non avere il controllo su quanto accade. Le risposte psicologiche sviluppate in risposta a questo tipo di vissuto determinano un’attivazione fisiologica, che può essere adeguatamente integrata all’interno della propria memoria solo se c’è la possibilità di elaborare quanto accaduto.

Poter raccontare e condividere l’esperienza vissuta, sentire riconosciuto il proprio bisogno di aiuto e avere la sensazione di essere compresi e accettati sono fattori che sostengono il processo di elaborazione del trauma. Quando questo non avviene il ricordo dell’esperienza rimane “bloccato” ed influenza l’individuo anche dopo molto tempo dall’evento traumatico, facendo sentire il pericolo di quella esperienze ancora vivo e presente. 

È proprio in base alle esperienze che abbiamo vissuto che impariamo ad attribuire significato alla realtà e al mondo esterno. Laddove vi sia un trauma irrisolto è possibile che la persona attribuisca significato a quanto accade in base all’elevato grado di pericolo percepito e al timore che quanto di spiacevole accaduto in passato si ripresenti nuovamente. 

Per quanto riguarda il ruolo genitoriale, la persona tenderà a ritenere pericoloso ciò che è stato per lui spaventoso e traumatico in passato, portandolo a proteggere il figlio da esperienze che ritiene a rischio. Le aspettative legate ai vissuti post-traumatici sono però falsate e non coerenti con la realtà esterna e la relazione con il bambino. Questo porta il genitore a mettere in atto comportamenti di cura guidati da eccessiva paura rispetto a specifici elementi del mondo esterno. 

Può così accadere, ad esempio, che un genitore che abbia vissuto la perdita di un familiare a lui vicino a seguito di un incidente sia particolarmente angosciato che accada qualcosa di spiacevole al proprio figlio e che questo lo porti ad un’importante limitazione della sua autonomia e delle libertà. L’obiettivo del genitore sarà di garantire la sicurezza del piccolo, ma questo può avere un’influenza sullo sviluppo dell’autonomia, sull’evoluzione dell’autostima e sulla possibilità di esplorare del bambino.

Qual è il rischio per il bambino?

Una preoccupazione genitoriale non coerente con quanto sta accadendo in quello specifico momento e vincolata al trauma passato rischia di essere spaventosa per il bambino. Il piccolo si sentirà confuso, diviso tra le informazioni che gli derivano dall’ambiente esterno e gli elementi di pericolo comunicati dell’angoscia del genitore e dei quali non trova riscontro nella realtà. A seconda delle caratteristiche del bambino e della numerosità di questi eventi disorganizzanti, il piccolo potrebbe reagire con ansia, timore, paura o al contrario con iperattivazione e rabbia. Questa modalità genitoriale può quindi avere un impatto sul benessere del figlio non solo in infanzia, ma anche a medio-lungo termine.

Come è possibile prevenire l’effetto dei traumi sulla genitorialità? 

Riconoscere di aver vissuto un’esperienza traumatica non è sempre facile. È però importante raggiungere la consapevolezza che alcune esperienze siano state difficili e altamente stressanti, permettendosi di riconoscere che non è stato possibile essere adeguatamente supportati nel corso dell’elaborazione del trauma. 

Questa consapevolezza permette di mantenere un autocontrollo sui comportamenti di protezione dei figli laddove questi richiamino proprio la spiacevole esperienza vissuta.

È possibile inoltre rivolgersi ad un professionista, così da poter ricevere il giusto supporto nel ruolo genitoriale, nella comprensione dell’esperienza traumatica e nel processo di elaborazione.

Link all’articolo: https://progettoduos.com/2019/11/22/i-traumi-dei-genitori-possono-avere-un-impatto-sui-figli/

Perché l’adolescenza è un periodo difficile? E cosa può fare un genitore?

Litigi, scontri, pianti, continui “no” e parallelamente entusiasmo, coraggio e grande vivacità. L’adolescenza è mutevole, incostante, dinamica e porta anche il genitore a sentirsi sulle montagne russe! Perché l’adolescenza è un periodo così complesso per ragazzi e genitori?

Si dice che l’adolescenza sia il periodo del ciclo di vita in cui si passa dall’infanzia all’età adulta, ma c’è molto, molto di più. Innanzitutto la dimensione corporea assume un’importanza maggiore rispetto alla fase evolutiva precedente. La pubertà porta con sé numerosi cambiamenti, che coinvolgono il sistema ormonale ed endocrino, la distribuzione del grasso corporeo, lo scheletro, i muscoli, gli organi riproduttivi e i caratteri sessuali. Nella vita quotidiana i ragazzi si accorgono dei primi brufoli, dell’aumento di peso, del cambiamento delle forme del corpo, dei peli sul corpo… Inevitabilmente queste trasformazioni hanno un impatto sulla sfera psico-emotiva dell’adolescente, andando a influenzare la sua autostima, ora alle prese con il confronto con il mondo esterno, con i canoni estetici e con i pari. Dal punto di vista relazionale, l’aspetto fisico gioca un ruolo cruciale sulla popolarità, sul suo ruolo all’interno del gruppo di amici e sul suo modo di rapportarsi con gli altri.

La dimensione corporea è un aspetto importante sie per i ragazzi sia per le ragazze

I cambiamenti adolescenziali non coinvolgono solo il corpo, ma anche la sfera psicologica, emotiva e cognitiva. Le capacità intellettive e metacognitive (la capacità di riflettere sui propri stati interni) si affinano e l’adolescente inizia a chiedersi “Chi sono io? Chi voglio diventare? Che adulto sarò? A chi vorrei somigliare?”. Queste domande riguardano la percezione di sé, la dimensione identitaria oltre che, ancora una volta, l’autostima.

Per trovare risposte a queste domande l’adolescente inizia ad esplorare con sempre maggiore autonomia il mondo, avviando il percorso di separazione-individuazione dalla famiglia. Ecco che la funzione genitoriale viene chiamata a svolgere un nuovo compito: garantire la presenza, il sostegno e la sicurezza necessaria all’adolescente per poter esplorare nuovi orizzonti, accettando i movimenti di allontanamento e i riavvicinamenti che caratterizzano questa fase evolutiva dei figli.

In questa fase della crescita il ruolo genitoriale diventa complesso

Svolgere questo nuovo ruolo non è semplice… richiede un grande sforzo per tenere insieme diverse spinte. Da un lato il desiderio di proteggere i propri figli dai pericoli che potrebbero incontrare, dall’altro la sensazione di sentirsi rifiutati come figure di riferimento. Come fare?

Non esiste la ricetta del genitore perfetto, ma è possibile tenere a mente alcuni aspetti. Innanzitutto dare importanza all’evoluzione del rapporto genitore-figlio. Il ragazzo, che oggi sembra così diverso dal bambino che era, porta con sé il bagaglio di esperienze relazionali ed emotive fatte nel corso delle fasi di vita precedenti. Investire con attenzione in un’armoniosa relazione genitore-figlio già nel corso dell’infanzia, imparando a conoscere e valorizzare gli aspetti personali del proprio bambino in crescita, è un elemento da non sottovalutare.

E’ inoltre importante che ogni mamma e ogni papà si prenda del tempo per auto-osservarsi, cercando di comprendere quale sia il proprio stile genitoriale. Sono autoritario? Sono troppo permissivo? Sono solitamente di corsa, impegnato, distante e poco interessato a ciò che riguarda mio figlio? Spendere del tempo per pensare al proprio atteggiamento può rivelarsi fondamentale per apportare in prima persona un cambiamento significativo nella relazione con l’adolescente. Inoltre, non perdiamo di vista proprio in questa fase concetti importanti come quelli di disponibilità e contenimento. E’ infatti importante mettersi in una posizione di ascolto e comprensione, pur mantenendo l’attenzione verso regole positive, che non facciano sentire l’adolescente solo e senza riferimenti.

La capacità di scendere a compromessi è una capacità preziosa. Permette infatti al genitore di mantenere dei punti fermi, mirati alla tutela e all’educazione dei figli, e contemporaneamente dà la possibilità all’adolescente di sentirsi maggiormente coinvolto nelle decisioni che vengono prese. Il ragazzo potrà così sentire che le proprie necessità vengano ascoltate, valorizzate e che valga la pensa prendere in considerazione il suo punto di vista.

Queste sono solo alcune delle accortezze su cui è bene soffermarsi di fronte a un periodo complesso come quello dell’adolescenza. Non risolvono certamente tutto ciò che accade in una famiglia in questo periodo né possono essere una soluzione “ad ogni male”. Lo spunto che desidero però condividere è che serva del tempo per ascoltare se stessi e i propri figli, dedicandosi a una riflessione che non si ponga unicamente l’obiettivo di trovare limiti e difficoltà, ma che porti alla luce risorse e punti di forza dei due genitori nella loro individualità e come coppia genitoriale, del proprio figlio adolescente e della relazione di attaccamento che li lega.

Giornata Mondiale della Gentilezza 2019

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In occasione della Giornata Mondiale della Gentilezza ho deciso di collaborare con un team di professionisti ad un contributo concreto ed originale sul tema della gentilezza.

“Vogliamo fare qualcosa di concreto per far sì che questo non sia solo un bel giorno da celebrare, ma soprattutto un’occasione per innescare dei cambiamenti positivi intorno a noi”

Il team di coach e psicologi che ha lavorato al progetto

Il 13 novembre 2019, dalle 20.45, si terrà un incontro aperto a tutta la cittadinanza presso la Biblioteca Civica di Vimercate, piazza Unità d’Italia 2, Vimercate (MB).

Video testimonianze, divulgazione scientifica e attività coinvolgenti faranno da cornice ad un evento che mira a stimolare la riflessione e il confronto su un tema importante e mai come oggi necessario.

Per iscrizione compilare il seguente form: http://bit.ly/serata-gentilezza-13-nov

oppure contattami: https://emdrpsicologocinisello.com/contatti/

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

Gandhi

Giornata nazionale della psicologia: l’iniziativa Studi Aperti

Come ogni anno il 10 ottobre si celebra la Giornata Nazionale della Psicologia istituita dal CNOP, Consiglio Nazionale Ordine Psicologi. In occasione di questa data riparte l’iniziativa Studi Aperti, che ha l’obiettivo di facilitare l’incontro fra cittadini, associazioni, istituzioni e psicologi.

Visitando il sito https://www.giornatapsicologiastudiaperti.it/ è già da oggi possibile consultare la mappa e l’elenco degli psicologi disponibili ad accogliere gratuitamente chi desideri ricevere maggiori informazioni in merito ai servizi offerti e alle attività proposte.

Da qualche tempo stai pensando se sia il caso iniziare un percorso psicologico ma hai diversi dubbi? Non conosci i possibili costi e vorresti saperne di più? Pensi che tuo figlio stia affrontando un momento difficile e senti il bisogno di chiedere aiuto ma non sai a chi?

Contattami al numero 3491770427 o scrivimi nella sezione Contatti, il mio studio è aperto mercoledì 9 settembre! Fisseremo un incontro gratuito durante in quale risponderò alle domande, chiarirò dubbi, illustrerò i servizi offerti e ti orienterò sui servizi disponibili sul territorio senza alcun impegno.

Rendiamo maggiormente accessibile il mondo della psicologia, dedicando uno spazio di incontro e confronto fra cittadini e professionisti.

Dalla collaborazione con il Centro Studi Panzarella nasce la consulenza psicologica a prezzi agevolati!

Da diversi anni collaboro con il Centro Studi Panzarella, luogo di riferimento per bambini, ragazzi e famiglie alle prese con difficoltà scolastiche, che desiderano usufruire del servizio di sostegno allo studio.

La collaborazione professionale con il Centro e i suoi tutor didattici si è evoluta nel tempo, passando da una formula “a prezzo pieno” offerta dallo sportello psicologico, a una partnership basata sulla condivisione della mission orientata verso il benessere degli studenti e delle loro famiglie. Per questo, con l’intento di facilitare il contatto dell’utenza con la figura psicologica, è nata l’offerta che propone la consulenza psicologica a prezzi agevolati dedicati a chi frequenta il Centro Studi Panzarella e ai loro familiari.

Contattateci per richiedere maggiori informazioni, io e il personale del Centro siamo a disposizione per chiarire ogni dubbio e rispondere alle vostre domande!

Per chi desiderasse approfondire modalità e contenuti del lavoro svolto insieme, ecco un articolo pubblicato due anni fa:

Difficoltà scolastiche ed emotive: l’esperienza di Progetto DUOS e Centro Studi Panzarella

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L’ingresso nella scuola è un passaggio cruciale nella vita dei ragazzi, che da questo momento in poi avviano il loro percorso formativo, non solo sul piano didattico, ma anche su quello relazionale e morale. Di fronte agli studenti si stende un lungo tappeto di esperienze e possibilità verso il futuro, che vanno a toccare ogni aspetto della persona. La scuola richiede molte abilità diverse. Per quanto riguarda l’aspetto didattico, sono messe alla prova le risorse cognitive, percettive e motorie attraverso compiti, verifiche e interrogazioni. Per quel che concerne le relazioni con i pari (compagni di classe, altri studenti della scuola, compagni di studio) e l’autorità (sia essa rappresentata dall’insegnante, dal dirigente scolastico o da altre figure educative), risultano fondamentali buone capacità sociali e relazionali. In entrambi gli ambiti, le capacità emotive vengono coinvolte nel far fronte alle diverse situazioni che l’alunno incontra sul suo cammino. Ogni adulto ricorda, infatti, l’ansia precedente ad una verifica scritta e, parallelamente, l’entusiasmo e il timore legati alla prima gita scolastica con i compagni, lontano da casa. La gestione di queste emozioni è un tema centrale per la buona riuscita scolastica, relazionale e personale.

Ciò che maggiormente preoccupa genitori e ragazzi all’interno di questo percorso è la possibilità di sperimentare il fallimento scolastico. L’esperienza scolastica comporta costanti prove da superare, che inevitabilmente hanno a che fare con una valutazione numerica, che si tende però ad assimilare al giudizio su se stessi, non solo sulla prestazione. Questo fa emergere emozioni che possono essere piacevoli in caso di successi e soddisfazioni, o spiacevoli di fronte a insufficienze, soprattutto se ripetute. Bisogna però considerare come l’apprendimento, sin dalla scuola primaria, sia per l’essere umano un’esperienza intrinsecamente piacevole, che stimola la curiosità e la voglia di sapere nuove cose. Questo aspetto di piacevolezza può quindi essere inquinato dalle emozioni connesse al fallimento scolastico e al giudizio ricevuto. Pensando di sé ciò che viene veicolato dalla valutazione scolastica, inevitabilmente il voto ha un impatto sull’identità di ogni alunno (“sono un secchione”, “non sono adatto alla matematica”, “studiare non fa per me”), sull’autostima (“non valgo abbastanza”), sull’autoefficacia (“è inutile che io studi, tanto prenderò comunque un brutto voto”). Apprendimento ed emozioni sembrano quindi viaggiare sugli stessi binari, arrivando a toccare aspetti profondi della personalità.

IL CENTRO STUDI PANZARELLA

A fronte di questi vissuti, sembra importante non sentirsi soli nell’affrontare queste difficoltà. Per questo motivo Progetto DUOS collabora con una realtà che accoglie il bisogno di sostegno didattico di studenti di diversi cicli scolastici, offrendo la possibilità di usufruire di uno spazio dove poter condividere e affrontare i bisogni emotivi di bambini, ragazzi e delle loro famiglie.

Logo scritta
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Il Centro Studi Panzarella offre supporto allo studio, sostegno nella preparazione di esami, verifiche scritte e orali, affiancamento nei compiti. Si contraddistingue per la capacità dei tutor di fare leva sugli aspetti positivi dell’alunno, sul suo desiderio di raggiungere il successo scolastico, sulla motivazione allo studio, sui sentimenti legati all’autoefficacia. Questi aspetti vengono elicitati dal coinvolgimento attivo dello studente che, percependosi come parte integrante del processo di apprendimento, si sente in grado di poter raggiungere gli obiettivi di preparazione scolastica che si è prefissato. Il valore della persona viene messo in luce dall’individualizzazione e dalla personalizzazione delle strategie didattiche, così da creare insieme un percorso di sostegno scolastico ad hoc per ogni studente.

LO SPORTELLO PSICOLOGICO

Progetto DUOS condivide la mission che guida le azioni del Centro e collabora con esso fornendo il servizio di sostegno psicologico dedicato agli studenti e alle loro famiglie. L’obiettivo è rendere disponibile e facilmente accessibile uno spazio di confronto, dove poter condividere con un professionista le difficoltà sperimentate, le insicurezze e i dubbi che emergono durante il percorso formativo. Insieme è possibile individuare e potenziare le risorse già possedute, rinforzandone la consapevolezza e l’efficacia. Lo Sportello Psicologico si pone come occasione di ascolto e confronto con i ragazzi, non solo in merito alle tematiche scolastiche che causano stress e malessere, ma anche riguardo le emozioni provate, le fatiche personali e relazionali, che normalmente contraddistinguono le diverse fasi dell’età dello sviluppo. Per le famiglie, offre sostegno ai genitori che vivono con preoccupazione il loro ruolo durante le difficoltà scolastiche ed emotive dei figli. Lo psicologo accoglie dubbi e domande, approfondisce i punti di forza e rafforza le risorse.

LA COLLABORAZIONE

La collaborazione tra Progetto DUOS e Centro Studi Panzarella permette una presa in carico della persona “a tutto tondo”, dedicando attenzione all’aspetto didattico, motivazionale, emotivo e psicologico. Senza perdere di vista l’interezza e la complessità dello studente, che vive insieme alla sua famiglia il viaggio attraverso i diversi cicli scolastici, è possibile concordare e co-costruire con ragazzi e genitori percorsi personalizzati e specifici per le diverse necessità.

Link all’articolo:
https://progettoduos.com/2018/02/07/difficolta-scolastiche-ed-emotive-lesperienza-di-progetto-duos-e-centro-studi-panzarella/